"Il cinema non è un mestiere, ma un mezzo per fare dichiarazioni d'amore." "Sono i desideri, la materia prima dei film." D.D.Mambety

Un gruppo di studenti universitari bergamaschi accomunati da uno spiccato interesse per il cinema.
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OTTOBRE | NOVEMBRE
PANORAMICA SULLE CINEMATOGRAFIE AFRICANE
Aula 7 Santagostino
Tutti i giovedì dal 27 ottobre al 24 novembre 2005
dalle 17.00 alle 19.00
Uno sguardo sulla vasta e composita produzione africana, generalmente estranea ai circuiti commerciali occidentali. Verranno presentati una serie di corto-mediometraggi di autori africani, dai grandi maestri sino alle più giovani sperimentazioni. [Michela Facchiro]
Giovedì 27 ottobre
Baobab di Laurence Attali [Senegal/Francia, 2000]
La conchiglia di Abdulkadir Ahmed Said [Somalia 1992]
Le Franc di Djibril Diop Mambety [Senegal, 1993]
Giovedì 3 novembre
Yaaba di Idrissa Ouedraogo [Burkina Faso, 1989]
Giovedì 10 novembre
Yeelen - La luce di Souleymane Cissé [Mali, 1987]
Giovedì 17 novembre
Trois Fables à l'usage des blancs en Afrique di L.Marques e C.Gnakouri [Costa d'Avorio/Francia, 1999]
Touki Bouki di Djibril Diop Mambety [Senegal, 1973]
Giovedì 24 novembre
Cousines di Lyes Salem [Algeria, 2003]
Lahana Lalhih - Une place au soleil di Rachid Boutounes [Marocco/Francia, 2004]
La petite vendeuse du soleil di Djibril Diop Mambety [Senegal, 1999]
Il cineforum si inserisce in una serie di incontri monografici sulle cinematografie africane, sviluppati nei corsi di Fondamenti di Storia del Cinema (docente Barbara Grespi) e di Strategie Educative Interculturali (docente Gregoria Cannarozzo) e vuole essere un' opportunità di visione più approfondita sui cinema africani. Cineforum e giornate sono state organizzate in collaborazione con il COE - Centro Orientamento Educativo (www.coeweb.org). Gli incontri all'interno dei singoli corsi sono così stati previsti:
Giovedì 3 novembre | FONDAMENTI DI STORIA DEL CINEMA
Sala Conferenze S. Agostino 13.45-17.00
Introduzione alle cinematografie del continente africano.
Lunedì 14 novembre | STRATEGIE EDUCATIVE INTERCULTURALI (Laurea Triennale)
Aula 1 San Tommaso 10.00-13.00
Il cinema come strumento di educazione interculturale: visione ed analisi di alcune sequenze di film africani che, per i temi sviluppati, si collegano agli argomenti trattati nel corso.
Lunedì 19 dicembre | STRATEGIE EDUCATIVE INTERCULTURALI (Laurea Specialistica)
Aula 6 S. Agostino 14.00-18.00
Il cinema come strumento di educazione interculturale: visione ed analisi di alcuni recenti cortometraggi africani che, per i temi sviluppati, si collegano agli argomenti trattati nel corso.
Giovedì 27 ottobre
Baobab di Laurence Attali [Senegal/Francia, 2000]
La conchiglia di Abdulkadir Ahmed Said [Somalia 1992]
Le Franc di Djibril Diop Mambety [Senegal, 1993]
BAOBAB
Un viaggio iniziatico per scoprire i significati simbolici della maestosa pianta emblema del Senegal: il baobab.
La regista torna in Senegal durante le elezioni del 2000 alla ricerca dello spirito del baobab.
Dichiarazione della regista: Tutto è cominciato con un sogno: ”Ora è venuto per te il tempo di cercare di chiarire i misteri. Trova lo stregone che ti porterà a me e quando mi riconoscerai gira tre volte intorno al mio fusto, accarezzami con latte cagliato e esponimi la tua domanda…”. È così che sono stata risucchiata nello spirito del baobab, era il 2000, l’anno del Sopi. Visto che il baobab era il simbolo del Senegal, attraverso l’albero volevo comprendere il paese. “Lasciando Dakar per le foreste dei baobab, i miei occhi perderanno la loro arroganza per incominciare ad apprendere a intravedere l’invisibile, ascoltare gli spiriti della foresta, percepire che i baobab hanno dei sessi, delle bocche, e talvolta dei volti commoventi… Animale, vegetale, umano, demiurgo, il baobab mi svelerà le sue multiple personalità. Al contatto con i djinns, rinuncerò alla realtà per avvicinarmi ai misteri, rincontrerò la paura, sarò sviata, ma mai perderò di vista lo scopo del mio viaggio: ritrovare il baobab del mio sogno per renderlo partecipe della mia richiesta”.
Laurence Attali ha studiato filosofia e cinema all'Université de Paris I, per poi proseguire gli studi d'italiano e teatro a Paris VIII. Lavora in seguito come montatrice per quindici anni sia per la televisione sia per il cinema, per poi dedicarsi alla regia nel 1992. Nel 1993 è inviata a supervisionare un montaggio a Dakar e scopre il Senegal dove girerà il suo primo film africano “Mourtala Diop voyageur de l'art”, documentario sull'affascinante percorso di un ragazzino di strada di Dakar divenuto, grazie alla sua abilità nel baratto, uno dei più grandi collezionisti d'arte contemporanea occidentale. Baobab fa parte di una Trilogie de l’amour, iniziata nel 1999 con “Meme le vent” e conclusasi nel 2003 con “Le Dechaussé”.
LA CONCHIGLIA

Una pittrice trova su una spiaggia deserta una misteriosa conchiglia. Curiosa ascolta l’eco delle onde marine, ma con esse si leva una voce: è la voce di una bambina che racconta la sua breve e tormentata vita nel villaggio distrutto da una catastrofe ecologica che ha devastato la natura e la vita delle persone. I dialoghi quasi del tutto assenti, lasciano spazio all’essenzialità e all’espressività simbolica delle immagini. La sequenza finale fa fiorire la speranza di una nuova vita: una bambina invita la pittrice a giocare con lei sulla spiaggia.
Abdulkadir Ahmed Said è nato a Mogadischu nel 1953. Ha realizzato alcuni cortometraggi legati a tematiche ecologiste.
Giovedì 3 novembre
Yaaba di Idrissa Ouedraogo [Burkina Faso, 1989]
YAABA

In “Yaaba”, che in lingua mooré significa <<nonna>>, si rappresenta un rapporto a tre, tra due ragazzini dodicenni, Bila e Nopoko, e Sana, vecchia donna rimasta vedova che viene confinata ai margini del villaggio perché considerata una strega. La storia racconta del rapporto generazionale, dell’amicizia, del patto che si viene a stringere tra i ragazzi e la nonna, un patto fatto di complicità ed insieme sovversivo, poiché si contrappone alla tradizione ed al volere degli abitanti del villaggio.Quando Nopoko si ammalerà di tetano, Sana la guarirà nonostante la diffidenza e l’ostilità dimostratele dal villaggio.
Idrissa Ouedraogo, originario del Burkina Faso, è il regista dell’Africa nera più conosciuto a livello internazionale. Nei suoi film, realizzati a partire dagli anni ’80, racconta storie dal segno classico, descrivendo situazioni quotidiane, rappresentando personaggi ed ambienti che divengono espressione di un preciso contesto sociale ed insieme di sentimenti universali. I personaggi dei suoi film sono adolescenti, anziani, uomini, gli spazi rappresentati quelli del villaggio a cui si fa ritorno, la brousse, la vita nelle città. Ouedraogo porta sullo schermo tradizioni, passioni, pulsioni adolescenziali, drammi umani evitando stereotipi e ripetizioni.
Il film ha un fascino particolare, ha la cadenza delle vecchie leggende raccontate dai griot. Ha un rigore stilistico essenziale: è composto da inquadrature sobrie ed asciutte. Niente movimenti di macchina, descrive puntualmente con ritmo lento, tutto africano, la vita del villaggio.
Giovedì 10 novembre
Yeelen - La luce di Souleymane Cissé [Mali, 1987]
YEELEN

Yeelen è la storia di un percorso iniziatico e di uno scontro tra bene e male per il futuro della storia.
Nianankoro, un giovane di etnia bambara, divenuto adulto deve lasciare la madre ed intraprendere un viaggio attraverso le aride terre del Sahel.
Questo viaggio lo porterà a divenire depositario del sapere, tramandato di generazione in generazione, che gli permetterà il dominio delle forze che lo circondano.
La madre ha sempre tenuto nascosto Nianankoro per proteggerlo dal padre il quale, appartenente ad una elitaria casta di maghi, ha sempre odiato e rifiutato il figlio poiché questi ha sempre rappresentato per lui un rivale. Nianankoro vuole infatti utilizzare i propri poteri soprannaturali, acquisiti dal padre stesso, a favore del prossimo, al contrario del padre e degli altri anziani che li hanno sempre usati per vantaggi esclusivamente personali. Nianankoro, su suggerimento della madre, parte alla ricerca dello zio Djigui, che lo aiuterà a portare a termine la sua iniziazione e ad affrontare il padre.
Durante il suo percorso Nianankoro, sempre inseguito dal padre, deve superare delle prove importanti e, così come gli era stato predetto, andrà oltre il paese dei Peul, un popolo pastore della savana. Aiuterà il popolo Peul a sconfiggere dei nemici e si innamorerà della giovane Atou. Con lei arriverà ad incontrare il vecchio e saggio zio Djigui da cui accetterà gli ultimi consigli per affrontare la forza del male impersonata da suo padre.
Nello scontro finale, con l’aiuto dei rispettivi feticci, padre e figlio si scontrano ed i loro poteri si incrociano e cozzano in una luce accecante che annienterà entrambi. Il bambino che nascerà dall’incontro tra Nianankoro e Atou, avrà in consegna dalla madre l’eredità del padre così che il popolo Bambara possa sperare in un futuro migliore di quello a cui era destinato.
Yeelen è la storia di un percorso iniziatico e di uno scontro tra bene e male per il futuro della storia. Nianankoro, un giovane di etnia bambara, divenuto adulto deve lasciare la madre ed intraprendere un viaggio attraverso le aride terre del Sahel. Questo viaggio lo porterà a divenire depositario del sapere, tramandato di generazione in generazione, che gli permetterà il dominio delle forze che lo circondano. La madre ha sempre tenuto nascosto Nianankoro per proteggerlo dal padre il quale, appartenente ad una elitaria casta di maghi, ha sempre odiato e rifiutato il figlio poiché questi ha sempre rappresentato per lui un rivale. Nianankoro vuole infatti utilizzare i propri poteri soprannaturali, acquisiti dal padre stesso, a favore del prossimo, al contrario del padre e degli altri anziani che li hanno sempre usati per vantaggi esclusivamente personali. Nianankoro, su suggerimento della madre, parte alla ricerca dello zio Djigui, che lo aiuterà a portare a termine la sua iniziazione e ad affrontare il padre. Durante il suo percorso Nianankoro, sempre inseguito dal padre, deve superare delle prove importanti e, così come gli era stato predetto, andrà oltre il paese dei Peul, un popolo pastore della savana. Aiuterà il popolo Peul a sconfiggere dei nemici e si innamorerà della giovane Atou. Con lei arriverà ad incontrare il vecchio e saggio zio Djigui da cui accetterà gli ultimi consigli per affrontare la forza del male impersonata da suo padre. Nello scontro finale, con l’aiuto dei rispettivi feticci, padre e figlio si scontrano ed i loro poteri si incrociano e cozzano in una luce accecante che annienterà entrambi. Il bambino che nascerà dall’incontro tra Nianankoro e Atou, avrà in consegna dalla madre l’eredità del padre così che il popolo Bambara possa sperare in un futuro migliore di quello a cui era destinato.

Il film, incominciato nel 1984, viene realizzato e portato a termine dopo tre anni, a causa anche dei non pochi impedimenti e disavventure che ne colpiscono la produzione: il vento di sabbia che dura tre mesi e che costringe le riprese ad uno slittamento; l’attore Ismaila Sarr che si ammala gravemente e muore; un incidente al direttore della fotografia che lo relega in ospedale per giorni.
Nel
Considerato uno dei grandi capolavori del cinema africano, nel corso degli anni sono molte le tesi di laurea che sono state dedicate all’analisi di questo film.
Yeelen – La luce è come tutti i film di Cissé, “una felice sintesi tra impegno politico, autenticità culturale e la necessità di una forma differente, pienamente dentro quella che è la tematica centrale del cinema africano e cioè lo scontro tra la tradizione e l’irrompere della modernità” (Ferid Boughedir, storico e critico del cinema in Il cinema dell’Africa Nera. 1963-1987, (a cura di) Sergio Tuffetti, Fabbri Editori, Milano, 1987). Yeelen è la storia di un viaggio, il viaggio di un eroe. Infatti nel corso della storia il protagonista dovrà superare una serie di incontri e di prove; ogni personaggio viene ad assurgere un ruolo preciso: chi di aiutante (la madre, lo zio), chi di antagonista (il padre). E’ un film che intreccia fiaba e mito. Così come la fiaba si sottrae alla pura dimensione realistica e allo stesso tempo possiede una forte carica simbolica che riconduce all’atmosfera del mito. E’ un film che vuole ripercorrere la tradizione e la cosmogonia di un popolo del Mali: i Barbara. La storia tratta del conflitto che ha sempre riguardato il mondo intero: il confronto tra bene e male, impersonati qui da figlio e padre, detentori del sapere e dei poteri magici. Il regista sembra voler ritornare alle origini e ai valori della civiltà africana, mostrando un’ Africa misteriosa e senza tempo. La storia infatti si svolge in una dimensione atemporale, il ritmo è rallentato e ripetitivo, tipico dei racconti dei Griot africani. Il film, appunto perché richiama la tradizione orale africana, scorre con semplicità narrativa, con lenti movimenti di macchina che ci permettono di esplorare l’ambiente, i personaggi e gli oggetti.
E’ un film pieno di metafore e di immagini simboliche, che evocano le rappresentazioni della divinità. La natura predomina ed è protagonista della storia insieme all’eroe: i quattro elementi primigeni -aria, acqua, terra e fuoco- che ritornano spesso, i suoni e la luce, simbolo per eccellenza della divinità.
Nel finale, dopo lo scontro che ha annientato padre e figlio, vediamo il figlio di Nianankoro portare religiosamente tra le dune di sabbia delle uova di struzzo, simbolo magico della vita e dell’eterna rinascita tra i Bambara. Questo bambino, frutto dell’incontro tra due etnie diverse, quella Bambara del padre e quella Peul della madre, sta a significare che la speranza del futuro è riposta proprio nell’incontro e nel superamento di tutte le barriere che dividono l’umanità.
“L’intero viaggio di Nianankoro attraverso il Mali è emblematico sia di uno spirituale viaggio iniziatico, che segna le tappe del passaggio dall’adolescenza all’età adulta e la progressiva acquisizione di esperienza e conoscenza, sia dell’incessante processo di creazione, distruzione, ricomposizione del cosmo, sia del cammino dell’umanità verso un mondo che vedrà trionfare l’incontro e la fusione delle diversità” (in Cinema del Mali, di Maria Chiara Ballerini, ed. Fedic, Roma, 1997).
Souleymane Cissé E’ nell’ambito maliano il regista principale ed uno dei più importanti a livello continentale. Nasce nel
Il suo primo lungometraggio è Den Muso (La ragazza) del
Giovedì 17 novembre
Trois Fables à l'usage des blancs en Afrique di L.Marques e C.Gnakouri [Costa d'Avorio/Francia, 1999]
Touki Bouki di Djibril Diop Mambety [Senegal, 1973]
TROIS FABLES A L’USAGE DES BLANCS EN AFRIQUE
In tre episodi il comportamento di certi toubab (i bianchi) visto dalla parte degli africani con humor e un po’ di cinismo.
I bianchi si divertono: Storia di un anziano uomo che sentendosi ormai prossimo alla morte decide di celebrare un rito di buona morte. Con tutti i suoi averi simboleggiati dai cauri, tradizionali conchiglie africane, acquista un capretto da sacrificare. Nel suo monologo interiore cogliamo tutta la spiritualità africana: il sentirsi parte integrante del cosmo, la relazione col tempo. Lo scontro con la jeep, incurante di tutto il disastro provocato e che continua indifferente ed imperterrita la sua corsa, diviene metafora della fine di una tradizione e quindi di una cultura. Il vecchio di fronte a tutto ciò rimane interdetto, senza risposte da dare a chi, come la piccola bambina, rimane a guardarlo.
Buona fortuna Trophy: gioca simpaticamente sul diverso modo di intendere e vivere il tempo per gli occidentali e gli africani. I primi sempre in corsa contro il tempo, schiavi del suo scorrere, con la fobia del ritardo e l’orologio costantemente alla mano; gli altri rilassati e stabili.
I figli del giaguaro: richiama in modo forse più diretto delle altre il legame con le tradizionali favole africane che spesso hanno per protagonisti gli animali con tutti i pregi, i vizi ed i difetti umani. Condanna l’atteggiamento spregiudicato di alcuni speculatori occidentali che tentano di appropriarsi seppur temporaneamente delle proprietà altrui pensando di poter ripagare il prestito con qualche bene di seconda mano. Se però sono riusciti nel loro intento una prima volta, la seconda non troveranno il consiglio del villaggio impreparato, ma al contrario, furbo e scaltro, saprà come fregarli ed avere la meglio.
AUTORI: Luis Marques è nato in Francia e vive in Costa d’Avorio. Laureato in studi teatrali ha co-fondato “Ymako téatri” con Claude Gnakouri, attore e regista avoriano formatosi all’Institut des Arts della Costa d’Avorio. I due hanno lavorato per dieci anni come attori di strada nei villaggi della Costa d’Avorio e da questa esperienza hanno tratto l’ispirazione per questo loro primo cortometraggio di fiction. Insieme hanno girato diversi documentari etnografici e riprese dei loro lavori teatrali.
Giovedì 24 novembre
Cousines di Lyes Salem [Algeria, 2003]
Lahana Lalhih - Une place au soleil di Rachid Boutounes [Marocco/Francia, 2004]
La petite vendeuse du soleil di Djibril Diop Mambety [Senegal, 1999]
LAHANA LALHIH (Une place au soleil) Un uomo sulla sessantina che vive in Francia dal 1965, dopo anni di lavoro al servizio della nettezza urbana, va in pensione, ricevendo un medaglia al lavoro dal Comune di Parigi. E’ arrivato il momento di tornare al paese? Per ora si siede a “prendere” il sole con gli altri pensionati …
COUSINES (Cugine)
Driss torna ogni anno ad Algeri in vacanza. Il calore e la spontaneità del ritrovarsi con i genitori e i parenti lo rendono felice ed emozionato. Ogni volta però ha modo di misurare la propria distanza da una cultura di cui non riesce più a condividere i presupposti. I suoi coetanei maschi, in particolare il cugino, si comportano in modo, per lui che vive a Parigi, del tutto inspiegabile. Al contrario Driss ha tutta la simpatia delle cugine che lo sentono più aperto e sensibile ai loro problemi. Nel suo ultimo viaggio l'uomo comprende che la linea che divide il mondo degli uomini da quello delle donne si è fatta ancora più netta in città con la minaccia integralista. L'assassinio brutale di una ragazzina del quartiere che non portava il velo lascia tutti senza parole. Le donne della famiglia vogliono scendere in piazza per manifestare contro la violazione dei diritti, ma gli uomini glielo impediscono. Driss si rende conto che deve prendere posizione e si scontra con il cugino Amrane.
La giuria di giovani studenti del 14° Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina, che ha assegnato al film il premio Cem Mondialità ha così sintetizzatole motivazioni della scelta: “Per l'intento sociale che fa emergere la determinazione, la voglia di libertà, l'indipendenza e la forza della ribellione al femminile nell'Algeria di oggi, nonché l'ottimismo e il senso di speranza di cui sono portatori i giovani. Per la rappresentazione non stereotipata dei personaggi che rivelano una psicologia complessa e uno sviluppo interiore dando al racconto un carattere realistico e un'efficacia comunicativa. Per l'utilizzo singolare e interessante della colonna sonora che riesce a coniugare Mozart con il rap algerino, metafora riuscita di una convivenza possibile e pacifica tra tradizione e innovazione.”
Lyes Salem è nato nel
Durante il 15° Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina di Milano, la giuria studentesca, composta da studenti universitari e da allievi di scuole di cinema di Milano, ha assegnato il premio CEM – Mondialità/COE il miglior cortometraggio a Lahana Lalhih – Une place au soleil per i seguenti motivi: “Il film affronta tematiche importanti quali l’immigrazione e l’integrazione, la solitudine e l’identità di una persona che, come il protagonista del film, vive in bilico tra due paesi senza sentirsi a casa in nessuno dei due. La giuria studentesca apprezza in modo particolare l’intensità e la poesia del linguaggio cinematografico, essenziale ed al completo servizio della storia raccontata.”
Rachid Boutounes nasce in Marocco nel 1970. Sceneggiatore e regista, esordisce nel 1994 con il cortometraggio Noces en sursis, vincitore del Primo Premio alla Biennale des cinémas arabes di Parigi. La sua intensa attività cinematografica -un film all’anno o come regista o come sceneggiatore-, alterna il genere del documentario a quello della fiction.