"Il cinema non è un mestiere, ma un mezzo per fare dichiarazioni d'amore." "Sono i desideri, la materia prima dei film." D.D.Mambety

Un gruppo di studenti universitari bergamaschi accomunati da uno spiccato interesse per il cinema.
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Tracce straniere - Cinema dell'altro mondo
in collaborazione con il COE e la sedicesima edizione del Festival del Cinema Africano di Milano. Film che non provengono solo dall’Africa, ma anche dall’Iran e dal Brasile, ai quali abbiamo aggiunto un documentario girato nell’Alto Caucaso, un film sui kamikaze palestinesi, una selezione di video di una giovane artista israeliana, grazie alla collaborazione con la GAMeC di Bergamo, un film restaurato di Pasolini e l’ultimo film di Werner Herzog, che i critici considerano unanimemente un piccolo capolavoro. La rassegna si inserisce nel complesso delle iniziative organizzate dal Comune di Bergamo e raggruppate sotto il titolo “Tracce straniere - Città luogo d’incontro”. Come lo scorso anno per il Sessantesimo della Liberazione, anche per questa occasione il Lab 80, insieme a Bergamo Film Meeting e alla Fondazione Alasca, ha offerto con grande gioia la sua collaborazione. Si tratta, infatti, di un tema cruciale per la contemporaneità e è indice di un atteggiamento di apertura e di accoglienza, che di questi tempi assume caratteri significativi di impegno etico e culturale.
SALA ALLA PORTA SANT’AGOSTINO - Ingresso gratuito
Giovedì 30 marzo - ore 21
Sabato 1 aprile - ore 21
Figli di Noè
Regia e fotografia: Monica Bulaj. Montaggio: Monika Bulaj, Alberto Valtellina. Produzione: Laboratorio 80. Origine: Italia, 2006. Durata: 87’.
Un viaggio nell’Alto Caucaso, nei territori dell’Azerbajgian, tra villaggi arrampicati sulle montagne più alte. Qui vivono tribù antichissime come gli ebrei della montagna. Qui le religioni si parlano e, spesso, si mischiano. Territori di confine e di passaggi, sulle strade della fede. Qui si vive come tremila anni fa. Ogni gesto quotidiano ha un senso, partecipa della vita dell’universo, ha la forza del sacro. Un altro mondo, vicino al cielo e, forse, agli dei. Immagini e suoni che raccontano una storia infinita.
«Basta accendere una pipa e puoi attraversare centinaia di mondi diversi», dicevano i viaggiatori russi del Caucaso. Narra una leggenda che Dio, distribuendo a piccole manciate le lingue qua e là sulla terra, inciampò nel Caucaso e ne rovesciò un bel mucchio. Gli arabi chiamavano il Caucaso la Montagna delle Lingue. Plinio era stupito: «Ce n’erano oltre trecento!» Quando i romani vi arrivarono, nei bazar dell’attuale Sukhumi dovettero ricorrere a centotrenta traduttori.
Passando da un villaggio all’altro, dopo solo una dozzina di chilomentri cambia tutto: la lingua, la cucina, l’igiene, la preghiera, la forma delle case, il velo e le gonne delle donne, il loro spazio, il concetto di onore, di responsabilità o di faida familiare. Una sola cosa è sempre certa, l’ospitalità. Bevo vodka, mangio la carne di montone e danzo la lezginka nel cerchio degli uomini. Alle feste di nozze, le donne stanno per conto proprio e non bevono vodka con gli estranei, ma si vede che io non sono né un uomo né solo una donna, ma un ospite. Il brindisi è in onore mio e del presidente azero, un lungo brindisi, romantico perché gli abitanti dell’Azerbaigian, che amano la poesia e i canti, pensano e parlano in versi. (Monika Bulaj)
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÀ
Venerdì 31 marzo – ore 20,45
Moolaadé
Regia e sceneggiatura: Ousmane Sembene. Fotografia: Dominique Gentil. Musica: Boncana. Maiga. Montaggio: Abdellatif Raiss. Interpreti: Fatoumata Coulibaly, Fatoumata Coulibaly, Aminata Dao, Maïmouna Hélène Diarra, Salimata Traore. Produzione: Filmi Domirew. Origine: Senegal, 2004. Durata: 117’. Presentato in concorso al 57° Festival di Cannes nella sezione “Un certain ragard”
In Africa, sei bambine scappano per sottrarsi alla pratica dell'infibulazione che da secoli viene praticata. Due muoiono gettandosi giù da un dirupo, mentre quattro cercano ospitalità presso la casa di Collé Ardo facendo leva sulla legge del diritto d'asilo (il Moolaadé). Collé Ardo, tempo prima si era rifiutata di sottoporre sua figlia alla pratica barbara a cui le bambine dovrebbero sottomettersi. La casa di Collé Ardo offre alle bambine un posto dove stare. Lo scontro tra i valori tradizionali e l’emancipazione della donna è aspro e durissimo.
Ha centrato il bersaglio in pieno il vecchio fuciliere del cinema senegalese, Ousmane Sembène, ma più che di una pallottola Moolaadé ha il peso – politico e morale – di una cannonata, di una parola definitiva in difesa della donna: moolaadé, protezione. Una parola inequivocabile, inappellabile, carica del peso della coscienza, della responsabilità e della giustizia. Non a caso Sembène la pronuncia per bocca di una donna, Collé Ardo Gallo Sy, che diventa così la madre e la protettrice simbolica di tutta la straordinaria galleria di eroine che, lungo tutto il corso della sua opera letteraria e cinematografica, sono andate a incarnare la fatica e la dignità, la forza e il dolore, l’orgoglio e il coraggio di un continente.
O grande bazar
Regia: Licínio Azevedo. Sceneggiatura: Licínio Azevedo. Fotografia: Karl de Sousa. Montaggio: Orlando Mesquita. Suono: Gabriel Mondane. Musica: Chico António. Produzione: Ebano Multimedia. Origine: Mozambico, 2005. Durata: 58’.
FIPA d’Argento, Festival Internazionale di Biarritz.
A caccia dei giovani ladri che gli hanno rubato i soldi, il dodicenne Paito lascia la periferia dove abita per andare in città. In cerca di lavoro, inizia a frequentare il grande mercato che di notte si trasforma in dormitorio per i venditori senza casa. Lì incontra il coetaneo Xano, che disprezza il lavoro e compie piccoli furti per non dover vivere con la famiglia. Diventano amici e, giorno dopo giorno, Paito dimostra un’innata attitudine per il commercio. Ma i ladri che lui sta inseguendo sono sempre in agguato.
Il regista Licinio Azevedo sceglie di rappresentare il mondo degli emarginati senza cadere in alcuna forma di pietismo: l’esistenza dei ragazzi sfruttati è drammatica, sottoposta a rischi e violenze quotidiane, ma sono presenti anche valori di solidarietà, di volontà di salvaguardare una dignità continuamente messa a prova, ma che resiste e lascia aperta qualche piccola speranza di riscatto. Pito è un ragazzo molto intraprendente e vivace, anche se non può fare a meno di vivere in quel mondo, perché è il solo che gli può garantire la sopravvivenza quotidiana e gli permette di aiutare la propria famiglia.
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÀ
Lunedì 3 aprile - ore 21
Delwende
Regia e sceneggiatura: Pierre Yaméogo. Fotografia: Jürg Hassler. Montaggio: Jean-Christophe Ane. Interpreti: Blandine Yaméogo, Claire Ilboudo, Célestin Zongo, Daniel Kaboré, Thomas Gourma, Jules Taonssa. Produzione: Thelma Film, Dunia Production (FR). Origine: Burkina Faso, Francia, Svizzera 2005. Durata: 97’.
Cannes 2005, Un Certain Regard - Prix de l'espoir
La macchinazione del protagonista maschile Diahrra è quella di sostituirsi ad uno dei portatori e, così facendo, di
indirizzare lo zhiogo fino ad incolpare la propria moglie Napoko e farla così scacciare dal villaggio in quanto “strega”, autrice del malocchio. Diahrra ha stuprato la figlia sedicenne Pougbila e l’ha poi venduta in moglie ad un ragazzo di un villaggio vicino. Lo scopo della sua macchinazione è dunque quello di allontanare da sé ogni rischio di essere scoperto nelle sue malefatte. La madre, scacciata dalla sua gente vaga per il sahel, e non l’accolgono neppure i suoi parenti in un altro villaggio, perché nessuno vuol avere a che fare con una donna accusata di stregoneria.
Un dramma a forti tinte, come nella tradizione dei romanzi d’appendice dell’ottocento, reso ancora più aspro da condizioni di vita difficili e da una subalternità culturale che vede un vecchio cappello o delle pile usate come gli unici residui della tecnica occidentale, da mescolare alle superstizioni ataviche. E peggio ancora è nella capitale del Burkina Faso, quel luogo dall’impronunciabile nome di Ouagadougou, che è difficile definire città. Uno di quei magnifici regali che il passato coloniale ha lasciato nelle distese africane, un arido agglomerato di sentieri polverosi, una bidonville percorsa da moto e furgoni, senza regole né servizi, dove gli aspetti deteriori della modernità occidentale si incontrano con le antiche, feroci tradizioni.
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÀ
Martedì 4 aprile – ore 21
GAMeCinema: incontro con l’artista
KEREN CYTTER
French film
12 min., video digitale, colore, 2002
Nothing
18 min., video digitale /8mm-b/n, 2003
Disillusioned love 2
11 min., video digitale, colore, 2003
The Dates series: 17/8/04
7 min., video digitale, b/n, 2004
The Dates series: 17/10/04
7 min., video digitale, b/n, 2004
Il lavoro video di Keren Cytter sta a metà strada tra cinema sperimentale e video d’arte: i suoi brevi film, infatti, rileggono e interpretano i codici narrativi, cinematografici e televisivi, mescolando tra loro stili differenti. Dal documentario al melodramma, dalla sit-com al genere sentimentale, i suoi lavori, presentati in video-installazioni singole e multiple, indagano temi come i rapporti interpersonali, i meccanismi della memoria e del desiderio, il rapporto tra la realtà e la finzione e tra il mondo dei media e la sfera soggettiva di ciascuno.
Dal 6 aprile al 28 maggio 2006 la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo riprende il ciclo di mostre personali Eldorado, dedicate ai più interessanti esponenti delle ultime generazioni di artisti internazionali, con l’artista di origini israeliane Keren Cytter.
Poet of the wastes
Titolo originale: Shaere zobale-ha Regia: Mohammad Ahmadi. Sceneggiatura: Mohsen Makhmalbaf. Fotografia: Mohammad Aladpoush. Musica: Dalir Nazarov. Interpreti: Farzin Mohades (attore principale), Mohammad Eskandari (poeta), Saber Abbar, Leila Hatami (ragazza). Produzione: A Karnameh Institute of Art & Culture. Origine: Iran / Giappone, 2005. Durata: 81’.
Per le strade di Teheran, uno spazzino-poeta impara a conoscere i segreti più intimi degli abitanti del quartiere esaminando i sacchi dei loro
rifiuti. Un giorno si imbatte nella lettera disperata di una donna. Comincia a scriverle, la segue ogni mattina in ambasciata dove lei attende il visto per lasciare il paese. Si nutre di un amore romantico senza trovare il coraggio di dichiararsi. Dai sacchi dell’immondizia, dalle frustrazioni degli altri spazzini, dalle code interminabili per il visto traspare la denuncia tragicomica e poetica dei disagi e delle inquietudini della società iraniana.
È bravissimo l’attore Farzin Mohades a interpretare il ruolo dello spazzino in maniera realistica e piena di sensibilità. Prima è attratto e intrigato dalla ragazza attraverso le lettere che rivelano i suoi problemi privati. Poi è attratto dalla sua bellezza e allora la segue mentre spazza le strade della città, ma mai osa parlarle e dichiarare il suo amore. Il film è un inno alla vita, all’amore e alla poesia. Una poesia che è apertura al futuro dell’Iran e legame con l’antica tradizione del paese, che ha visto una straordinaria fioritura della poesia persiana durante il Medio Evo con grandi figure come Omar Khayyám, Rumi, Attar, Sanar…
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÀ
Venerdì 7 aprile – ore 21
Casa di sabbia
Titolo originale: Casa de areia. Regia: Andrucha Waddington. Sceneggiatura: Elena Soarez. Fotografia: Ricardo Della Rosa. Montaggio: Sérgio Mekler. Musica: João Barone, Carlo Bartolini. Interpreti: Fernanda Montenegro (Áurea / Maria), Fernanda Torres (Áurea / Maria giovane), Stênio Garcia (Luiz), Ruy Guerra (Vasco de Sá). Produzione: Conspiração Filmes, Globo Filmes, Quanta Centro de Produções, Teleimage
Origine: Brasile, 2005. Durata: 103’.
Premio come Miglior Sceneggiatura, Sundance Film Festival, 2004
Agli inizi del ‘900 due donne, madre e figlia, si ritrovano sole in un luogo inospitale al nord del Brasile, imprigionate tra mare e sabbia. Unico contatto umano: una colonia di schiavi fuggiaschi. I giorni trascorrono uno uguale all’altro con l’unico desiderio di trovare una via di fuga da quella zona arida e sperduta, da quella casa nella sabbia, da quel nulla apparente che poco a poco comincia a impossessarsi della loro anima. Le due attrici, madre e figlia anche nella vita, sono due tra le più famose attrici del Brasile.
Casa de areia è prodotto da Walter Salles e interpretato dalla Fernanda Montenegro di Central do Brasil. Si tratta di una saga familiare brasiliana. Il film è girato tra le dune di sabbia di Ceara in Brasile dove una donna lotta tutta la vita contro la sabbia con il sogno di fuggire da un luogo da cui non si potrà mai separare. Il film si muove sul confine tra il sogno e la speranza: il paesaggio diviene una sorta di confine invalicabile, oltre il quale esiste una promessa di libertà, forse solo immaginata, forse inesistente.
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÀ
Lunedì 10 aprile – ore 21
Paradise Now
Regia: Hany Abu-Assad. Fotografia: Antoine Heberlé. Musica: Jina Sumedi. Montaggio: Sandr Vos. Interpreti: Lubna Azabal, Ashraf Barhom, Amer Hlehel, Kais Nashef, Ali Suliman. Produzione: Augustus Film, Razor film, Lumen Film. Origine: Francia / Germania / Olanda 2005. Durata: 98’.
Said e Khaled sono stati scelti in segreto per farsi esplodere tra la folla di Tel Aviv. Mentre Suha, figlia a sua
volta di un martire, non nasconde la propria contrarietà, i due giovani ritualmente si preparano. La tragica situazione non esclude tratti da commedia, come quando Khaled deve ripetere il suo proclama testamentario perché la macchina da presa si è inceppata; e in tale occasione apprendiamo che questi video noleggiati o venduti trovano una vasta clientela. Per una serie di coincidenze l'operazione va storta, separati dal caso i due complici si cercano invano l'uno di qua e l'altro di là in una tragicommedia degli equivoci, l'organizzazione si mette in allarme temendo un tradimento di Said che invece paradossalmente si fortifica sempre più nella sua decisione...
Abu-Assad cerca solo di rispondere a un quesito inquietante: cosa agisce nella testa di una persona normale che decide di diventare un bombarolo suicida? Siamo di fronte a uno sforzo serio per interpretare il mondo dei «martiri» visto dall'interno. Girato a Nablus fra una sparatoria e l'altra (sei tecnici della coproduzione tedesca hanno abbandonato il set ritenendo assurdo rischiare la vita per un film), Paradise Now, nel fondere la forza del documento con l'attrattiva dell'opera di fantasia, è un film da non perdere.
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÀ
Mercoledì 26 aprile - ore 21
Appunti per un’Orestiade Africana
Regia, soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini. Fotografia: M. Bagnato, Emore Galeassi, Giorgio Pelloni. Montaggio: Cleope Conversi, P. P. Pasolini. Musica: Gato Barbier. Origine: Italia, 1969. Durata: 72’.
Nell’Orestiade di Eschilo (e in particolare nella trasformazione in Eumenidi benigne delle Furie che perseguitano Oreste, uccisore della madre Clitemnestra) la critica moderna ha letto il passaggio da una società arcaica fondata sul terrore e l’irrazionale a una società democratica e antropocentrica. Durante i sopralluoghi in Africa, dove voleva ambientare la vicenda, mentre Pasolini legge e commenta i versi di Eschilo, il documentario e l’appunto di viaggio si trasformano poco per volta in finzione e in mito.
Più che un singolo paese o una determinata classe di persone, il vero protagonista di questo film è la condizione dell’umanità “nera” di ogni paese e di ogni classe, umanità che nell’immaginario collettivo occidentale è identificata con la primitività dell’uomo, con la connotazione atavica e ancestrale della società tribale, con la poesia innata della sacralità: umanità nera che trova nell’Africa una comune madre antica, confrontabile nel senso del sacro e nel furore tragico all’antica Grecia madre dell’occidente.
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÀ
Venerdì 28 aprile - ore 21
L’ignoto spazio profondo
Titolo originale: The Wild Blue Yonder. Regia: Werner Herzog. Interpreti: Ellen Baker, Franklin Chang-Diaz, Brad Dourif. Produzione: Werner Herzog Filmproduktion Tetramedia. Origine: Francia / Gran Bretagna / Germania, 2005. Durata: 81’.
Un gruppo di astronauti gira intorno alla terra, senza possibilità di ritorno. Il nostro pianeta non è più abitabile. Ogni cosa non è più sotto controllo: guerra globale, diffusione di una malattia incontrollabile, radiazioni dopo la completa scomparsa dello strato di ozono. Gli astronauti hanno il compito di rintracciare un luogo, nello spazio, attraverso una sonda lanciata da Galileo, il loro cargo. Purtroppo Galileo, dopo aver mandato indietro dei dati non molto rassicuranti, è stato inviato in una missione suicida.
Dal talento di Herzog, il visionario dell' ex nouvelle vague tedesca, la fantascienza morale che viene dal profondo del cuore. Due piani narrativi: il viaggio di alcuni astronauti (scene Nasa inedite, straordinarie) in cerca di un altrove idoneo; antica presenza fra noi di un alieno. E la sicurezza che, passato il tunnel del Tempo, troveremo una terra desolata, ridotta a parco nazionale, resa invivibile dagli stessi uomini. Un viaggio allucinante e filosofico, come quello maestoso di 2001 di Kubrick, azionato da un consapevole pessimismo. Le sequenze degli astronauti diventano reali di fronte alla meraviglia dell' ignoto: spazi profondi, distese magmatiche, abissi acquatici e la visione sconvolgente di una Terra tornata preistorica. Supportato da matematici e fisici, il bellissimo film è un requiem per il pianeta morente e trasmette l' angoscia poetica del senso infinito del tempo.
(Maurizio Porro «Corriere della Sera», 26/11/2005)
AUDITORIUM PIAZZA LIBERTÀ
Martedì 16 maggio - ore 21
Kukumi
Regia: Isa Qosja. Sceneggiatura: Mehmet Kraja, Isa Qosja. Fotografia: Menduh Nushi. Montaggio: Agron Vula. Musica: Naim Krasniqi. Interpreti: Luan Jaha, Anisa Ismaili, Donat Qosja. Produzione: Kosova Film. / UNMI Kosovo. Origine: Kosovo, 2005. Durata: 107’.
La storia è ambientata nel periodo immediatamente successivo all’entrata delle truppe Nato in Kosovo e alla firma dell’accordo con l’esercito serbo. Sentendo alla radio che la guerra è finita, le guardie serbe di una clinica psichiatrica lasciano il proprio posto e si danno alla fuga, seguite dall’intero staff. I pazienti vengono così lasciati soli, senza alcun controllo. Fra di essi ci sono anche Kukumi, Mara e Hasan. Lasciano l’istituto con gli altri, ma poi se ne separano, per cercare di integrarsi meglio nel nuovo ambiente. Ben presto, però, sono costretti a confrontarsi con la realtà e con la gente ‘normale’.
L'ultimo lavoro del regista kosovaro Isa Qosja, presentato al Sarajevo Film Festival terminato lo scorso 27 agosto, smentisce chi crede che in condizioni disagiate e senza finanziamenti ingenti non si possa dirigere e produrre un film. Le tensioni tra serbi e albanesi, la burocrazia delle Nazioni Unite, le truppe straniere stanziate nella provincia, sono lo scenario in cui si muovono frastornati i tre protagonisti del film, coscienti che soltanto rimanendo uniti riusciranno a far fronte a un mondo così radicalmente cambiato.
In collaborazione con IPIK, Insieme per il Kosovo, che organizza dal 2001 interventi di volontariato in Kosovo.
INGRESSO Euro 3.50 per i soci Lab 80 - Euro 4.50 per i non soci.
LAB 80 FILM – Via G. Reich 49 – Torre Boldone
Il 16° Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina
incontra l’Università degli Studi di Bergamo
GIOVEDI’ 23 marzo
dalle ore 14.00 alle ore 15.00
Aula Tassis 1
All’interno del corso di Antropologia Culturale tenuto dal prof. Davide Torsello, gli studenti universitari avranno modo di incontrare
EDOARDO WINSPEARE
ospite e giurato per la sezione lungometraggi in concorso al Festival
All’incontro presenzierà anche un componente dello Staff organizzativo del Festival.
Edoardo Winspeare nato nel Salento, ha iniziato la sua carriera cinematografica nel 1985 a New York come assistente al montaggio. Nel 1987 entra alla Hochschule für Film und Fernsehen di Monaco di Baviera. Nel 1989 gira il documentario San Paolo e la Tarantola, nel 1992 è co-fondatore assieme ad altri appassionati di cultura salentina dell’Officina Zoè e con loro organizza circa 200 feste di Pizzica. Con Pizzicata (1996), distribuito da Milestone negli Stati Uniti, ottiene numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Nel 2000 realizza Sangue Vivo, prodotto dalla Sidecar Film, concorrendo con successo a molti festival tra cui il Sundance Film Festival. Nel 2003 esce Il Miracolo, presentato nella competizione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia. La sua grande passione rimane comunque il documentario.
Ore 15,00
30 ANNI LAB 80
Alice in den Städten (Alice nelle città) di Wim Wenders, Germania 1973, 110’, v.o. sott. it.
Il Wenders dei giorni e dei film migliori. Un giornalista in crisi si ritrova con una bambina a carico e non sa come sbarazzarsene. L’uomo, la bambina, il viaggio. Si guardano, si studiano, si fotografano, si capiscono. Cambiano. Il mondo in una polaroid. Magnifico road movie esistenziale.
Ore 17,30
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Great Expectations (Grandi speranze), Gb 1946, 118’, v.o. sott.it.
La più bella riduzione da Dickens di tutti i tempi. Comincia come un horror gotico e prosegue, con la maturazione del protagonista Pip, come un affresco sociale e psicologico. Protagonista John Mills. Indimenticabili il palazzo polveroso di Miss Havisham e il ruvido bandito Magwitch.
Ore 20,30
MOSTRA CONCORSO
Go West di Ahmed Imamovic, Bosnia-Erzegovina 2005, 97’, v.o. sott.it.
La Jugoslavia si autodistrugge in una guerra fratricida. Sarajevo assediata dai serbi. Lo studente serbo Milan e il violoncellista musulmano Kenan. Coppia omosessuale. In fuga. Si rifugiano nel villaggio dove Milan è nato. Come proteggere Kenan? Vestendolo da donna. Dramma d’amore, di guerra, di travestimento. Cammeo di Jeanne Moreau.
BRIT ROCK
Quadrophenia di Franc Roddam, Gb 1979, 119’, v.o. sott. it.
Ispirata al long playing degli Who, una ricognizione nell’Inghilterra dei Sixties, pasticche, musica, moto e risse tra i Rockers e i Mods. Ribelle, disilluso, con ricordi degli “arrabbiati”, ben diretto da Franc Roddam. Prima interpretazione di Sting.
Run to the Party Quadrophenia
Con il Röde Mate Scooter Club
info: www.rodemate.it
Ore 9,30
EUROPE IN SHORTS
Kapsapea (Cabbage Head / Testa di cavolo), Estonia/Finlandia 1994, 29’, v.o. sott. it.
Un enorme cavolo cresce nel giardino di una povera donna estone. Diventa un caso mondiale.
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
The Bridge on the River Kwai (Il ponte sul fiume Kwai), Gb 1957, v.o. sott. it.
Il primo kolossal di Lean, 7 Oscar meritatissimi. Un gruppo di soldati inglesi, prigionieri dei giapponesi in Siam, costruisce a regola d’arte un gigantesco ponte che servirà al nemico. Scontro di culture e di caratteri, follia della guerra, romanticismo epico. Indimenticabile Alec Guinness.
Ore 15,00
CINEMA CECO ANNI '60
Úzkost (Angoscia) di Zdenec Kopác, Cecoslovacchia 1966, 18’, v.o. sott. it.
L’immaginario surrealista della pittrice céca Toyen esprime l’angoscia e la protesta contro gli orrori della guerra.
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Blythe Spirit (Spirito allegro), Gb 1945, 96’, v.o. sott. It.
Un gioiello da riscoprire, a colori, tratto da una celebre commedia di Coward. Un uomo, sua moglie, il fantasma di quella precedente, evocato da una medium che non riesce più a sbarazzarsene. Arguto e sconveniente, con Rex Harrison e Margaret Rutherford.
Ore 17,30
MOSTRA CONCORSO
Schläfer (In sonno) di Benjamin Heisenberg, Austria/Germania 2005, 100’, v.o. sott. It.
Johannes è un giovane assistente universitario. Gli viene chiesto di stendere dei rapporti su un collega algerino sospettato di essere un agente islamico “in sonno”. Johannes si rifiuta di farlo, ma ormai il seme del dubbio è stato piantato. Senso di insicurezza e solitudine. Una storia di spionaggio interiore. Gelosie amorose e paranoie politiche.
Ore 20,30
Intermezzo musicale con i “Titania”: Brit Rock dal vivo
CINEMA ISLANDESE
Sódóma Reykjavík di Óskar Jónasson, 1993, 78’, v.o. sott. It.
Axel tiene i pesci rossi nel bagno, sua madre vorrebbe lavarsi e minaccia di buttarli nel gabinetto. In più, la signora non riesce a trovare il telecomando della tv. Comincia la ricerca, non del Graal, ma del telecomando. Poteva essere il primo thriller islandese: è invece una punk-commedia con delinquenti simpatici. Alla fine, Björk canta.
BRIT ROCK
The Commitments di Alan Parker, Gb 1991, 119’, v.o. sott. it.
Dal primo romanzo della trilogia di Barrytown di Roddy Doyle, il soul nel cuore proletario di Dublino. Nascita, esplosione e dissoluzione di una band, con ricordi della storia degli U2. Il film migliore di Alan Parker, vitalissimo e autentico.
Ore 9,30
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
The Sound Barrier, Gb 1952, 115’, v.o. sott. it.
Ovvero: sfidare le possibilità umane. Girato con uno stile secco, memore del documentarismo, la storia dell’industriale aeronautico e dei piloti collaudatori che tentano di superare la barriera del suono. Romanticismo tecnologico.
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Hobson’s Choice (Hobson il tiranno), Gb 1954, 107’, v.o. sott. it.
Da una commedia di grande successo, nella Manchester vittoriana, le ire, i capricci, l’autoritarismo, la simpatia del tiranno Charles Laughton, in uno dei suoi ruoli memorabili, che pretende di dirigere la vita di tutta la famiglia.
Ore 15,00
CINEMA ISLANDESE
Kaldaljós (Luce fredda) di Hilmar Oddsson, 2004, 93’, v.o. sott. it.
Grimur è prigioniero del passato. Disegna le visioni infantili che lo ossessionano, quando andava a trovare la vecchia strega Álfrún. Ce la farà a ritrovare equilibrio, serenità e amore? La natura e il destino in un paesaggio bianco e freddo come l’inverno. Cos’è stato il passato e come si pensava potesse essere il futuro.
Ore 17,30
CINEMA CECO ANNI '60
Dvojíproces (Doppio processo) di Zdenec Kopác, Cecoslovacchia 1962, 17’, v.o. sott. it.
Dedicato alla vita di Franz Kafka, con immagini di Praga ricrea l’atmosfera dei romanzi del grande scrittore.
MOSTRA CONCORSO
Krišana (Caduti) di Fred Kelemen, Germania/Lituania 2005, 90’, v.o. sott. italiani
Un archivista passeggia di notte per le strade di Riga. Passa su un ponte, c’è una donna, i loro sguardi si incrociano. L’uomo prosegue. La donna si butta giù. Chi era quella donna? Perché quel gesto? Toni espressionisti e nebbiosi per un dramma immaginato. Tra Sokurov, Jarmusch e il noir.
Ore 20,30
CINEMA ISLANDESE
Fíaskó (Fiasco) di Ragnar Bragason, 2000, 92’, v.o. sott. it.
Bizzarrie islandesi. Tre storie sovrapposte. Julia ha due fidanzati e non sa decidersi. Suo nonno incontra una vedova fuori di testa che sogna Hollywood. Sua mamma ha uno strano rapporto con un diabolico pastore d’anime. Una commedia tra Kaurismäki e Tarantino. Allegria surreale e strabiliante.
BRIT ROCK & LAB 80
Radio On di Christopher Petit, Gb/Rft 1980, 105’, v.o. sott. it.
Prodotto da Wim Wenders, l’esordio di Christopher Petit, che si ispira al cineasta tedesco per una ricognizione nel paesaggio e nella musica rock inglesi. Un road movie, dove un operaio e disc jockey, dopo la morte del fratello, sale fino a Bristol. Bianco e nero e Sting.
Ore 9,30
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Doctor Zhivago (Il dottor Zivago), Gb/Usa 1965, v.o. sott. it.
Il film più famoso di Lean, tratto dal romanzo del Nobel Boris Pasternak. Dallo scoppio della Rivoluzione russa, la vita del medico-poeta idealista Zhivago, la sua ricerca di pace, i suoi due amori. Protagonista Omar Sharif, ma l’anima del film è la Lara di Julie Christie. Citato da Moretti in Palombella rossa.
Ore 15,00
30 ANNI LAB 80
Une visite au Louvre di Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, Francia 2004, 48’, v. o. sott. It.
Parigi, il pont du Carrousel, il Louvre, una giornata di sole, i tetti, la Senna. E i quadri, le cornici, i dettagli. La Nike di Samotracia. Ingres, David, Veronese, Murillo, Tintoretto, Delacroix, Géricault, Courbet. Le parole di Cézanne. Una lezione di visione.
CINEMA ISLANDESE
Næsland (Niceland) di Friðrik Þór Friðriksson, 2004, 87’, v.o. sott. it.
Due ventenni con problemi mentali. Chloe non ha più speranza nell’esistenza e Jed si mette alla ricerca di qualcosa che possa ridarle un motivo per vivere. In cerca di una niceland dove vivere. Una favola stupefatta e innocente.
Ore 17,30
BRIT ROCK
Absolute Beginners di Julien Temple, Gb 1986, 109’, v.o. sott. it.
Dal romanzo di MacInnes, diretto dal più famoso autore di promo degli Eighties, Julien Temple, racconta i giovani londinesi del ’58, tra moda, musica e scontri razziali a Notting Hill. Con Patsy Kensit, David Bowie, Sade, Mick Jagger, Keith Richards.
Ore 20,30
MOSTRA CONCORSO
Nuvole basse, d’agosto di Marta Gervasutti, Italia 2006, 79’
Periferia milanese, adolescenti inquieti, famiglie sfasciate. Nanni guarda le nuvole. Tutto quello che ha sono i brufoli, una madre distratta, una sorella e un amico. «Puoi desiderare solo quello che non hai, ma se non potrai mai averlo perché desiderarlo?». Opera prima, delicata e acre, tra voglia di spaccare tutto e desiderio di dolcezza.
ANTEPRIMA
Louise - Take 2 di Siegfried, Francia 1999, 115’, v.o. sott. it.
Louise incontra un clochard. Il suo mondo quotidiano è quello della strada e del métro. Tutti vivono di truffe, traffici di vario genere e furtarelli. In gioco ci sono anche i sentimenti, come dappertutto. Una splendida Elodie Bouchez e un regista di cui si conosce solo il sopranome “musicale”.
BRIT ROCK
Pink Floyd - The Wall di Alan Parker, Gb 1982, 95’, v.o. sott. it.
Basata sull’opera rock dei Pink Floyd, la storia di una rockstar che, dopo un crollo nervoso, rivede la sua vita passata. Protagonista: Bob Geldof, oggi re del Live Aid, con sequenze in animazione del disegnatore Gerald Scarfe.
Ore 9,30
CINEMA ISLANDESE
Jargo di María Sólrún Sigurðardóttir, 2004, 90’, v.o. sott. it.
La regista è islandese, il film è girato a Berlino, il protagonista è nato e cresciuto in Arabia, il suo amico è turco di Germania. Cinema dello sradicamento culturale. Jargo deve diventare uomo, gli dice il fantasma del padre. «Cosa ci vuole per essere uomo? Fumare, bere, una ragazza e un amico». Facile?
30 ANNI LAB 80
Faustrecht der Freiheit (Il diritto del più forte) di Rainer Werner Fassbinder, Germania 1974, v. italiana
Amore e sfruttamento. Lui è un giovane sottoproletario omosessuale che vince alla lotteria. L’altro è il figlio di un piccolo industriale quasi in fallimento. E il secondo succhia al primo fino all’ultimo pfenning. Melodramma freddo: dominio ed espropriazione, Marx e Freud, Sirk e Brecht.
Ore 15,00
EUROPE IN SHORTS
Schwimmen (Nuoto) di Martin Repka, Rep. Slovacca/Germania 1997, 4’, v.o. sott. it.
Una vecchia piscina dismessa è abitata dagli spiriti di chi vi ha nuotato.
Balkanska Ruleta (Roulette balcanica) di Zdravko Barišic, Slovenia 1999, 3’, muto
Due uomini, sei pallottole, nessuna parola.
Korytarz (Corridoio) di Anna Jadowska, Polonia 2004, 30’, v.o. sott. it.
Una calda notte d’agosto, non c’è acqua in tutto il palazzo. Un corridoio comune unisce i vari inquilini. Tutti guardano, ma nessuno capisce.
CINEMA CECO ANNI ‘60
O slavnosti a hostech (Sulla festa e gli invitati) di Jan Nemec, Cecoslovacchia 1965, 68’, v.o. sott. it.
Il clima sereno di un pic-nic in campagna viene interrotto bruscamente. I partecipanti vengono sequestrati e portati in un posto dove è allestita una tavola per il pranzo. Si tratta di una farsa, ma qualcuno non approva. Grande regia e un senso del paradosso che ricorda Buñuel.
Ore 17,30
CINEMA ISLANDESE
Englar alheimsins (Angeli dell’universo) di Friðrik Þór Friðriksson, 2000, 100’, v.o. sott. it.
Páll è un giovane artista con problemi mentali. Vuole catturare il senso della natura, ha delle visioni, finisce in ospedale psichiatrico con un doppio di Hitler, un fanatico dei Beatles e altri innocenti “angeli”. Páll è «una nuvola con i pantaloni». Semplicità e nevrosi, sensibilità e solitudine, genio e sregolatezza.
Ore 20,30
MOSTRA CONCORSO
Otkradnati ochi (Occhi rubati) di Radoslav Spassov – Bulgaria/Turchia, 2005, 106’, v.o. sott. it.
Una lunga fila di auto al posto di confine tra Bulgaria e Turchia. I musulmani abbandonano il loro paese. In Bulgaria sono obbligati a cambiare identità, lasciare il loro nome e prenderne uno cristiano. Le vite di due giovani bulgari, lei musulmana e lui cristiano. Intolleranza e condivisione. Il minareto e il campanile.
BRIT ROCK
Privilege di Peter Watkins, Gb 1967, 105’, v.o. sott. it.
Interpretato dal cantante Paul Jones e dalla modella Jane Shrimpton, un apologo minaccioso sull’Inghilterra del futuro prossimo, dove un regime di destra usa un idolo pop per controllare i giovani del paese. Da un maestro del falso documentarismo. Preveggente.
Ore 9,30
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
This Happy Breed (La famiglia Gibson), Gb 1944, 111’, v.o. sott. it.
Seconda collaborazione Lean-Coward, la storia di una famiglia middle class tra il 1919 e il 1939: affresco corale, accorato e ironico, segnato dal dialogo brillante del commediografo.
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
In Which We Serve (Eroi del mare), Gb 1942, 114’, v.o. sott. it.
Prima regia di Lean che, in coppia con il più frivolo uomo di teatro inglese, Noel Coward, racconta l’eroismo quotidiano della Marina britannica nella seconda guerra mondiale. Uno dei più celebri film di guerra dell’epoca, tra documentarismo e commozione.
Ore 15,00
CINEMA CECO ANNI '60
Dést’ (Pioggia) di Juraj Jakubisko, Cecoslovacchia 1965, 32’, v.o. sott. it.
Una giovane donna, dopo aver passato un periodo in un istituto di correzione, si misura con i propri fantasmi.
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
The Passionate Friends (Sogno d’amanti), Gb 1949, 91’, v.o. sott. it.
Quasi sconosciuto in Italia, dal romanzo di H. G. Wells, un mélo delirante dove due amanti si incontrano e si lasciano per tutta la vita. Gioco vertiginoso dei flashback e della macchina da presa, pura follia d’amore. Protagonisti, Ann Todd e Trevor Howard, ma è Claude Rains che ruba la scena.
Ore 17,30
BRIT ROCK
Performance (Sadismo) di Nicolas Roeg e Donald Cammell, Gb 1967, 106’, v.o. sott.it.
Morboso e inquieto, tra psichedelia ed esoterismo, un gioco al massacro diretto da Nicolas Roeg. Un gangster e un cantante rock, chiusi in un interno, si scambiano abiti, ruoli e personalità. Il miglior film di Mick Jagger; l’altro è James Fox.
Ore 20,30
MOSTRA CONCORSO
E l’aura fai son vir (Il vento fa il suo giro) di Giorgio Diritti, Italia 2005, 110’, v.o. sott. it.
Un paese in Alta Val Maira, nel Cuneese, al confine con la Francia. Cultura e lingua occitana. Pochi abitanti, molti anziani, neve, pascoli. Un pastore francese che alleva capre e fa il formaggio vuole trasferirsi qui con la famiglia. Tolleranza e diffidenza si scontrano. O premier film en Itália parlat en lenga occitana.
CINEMA CECO ANNI '60
Sedmikrásky (Le margheritine) di Vera Chytilová, Cecoslovacchia 1966, 74’, v.o. sott. it.
Due giovani donne alle prese con surreali avventure. Alla fine si ritrovano in una sontuosa sala da pranzo: mangiano e passeggiano sulla tavola imbandita distruggendo ogni cosa. Probabilmente il film più audace di quegli anni. Freschezza e inventiva guidano la mano della regista. Un film così lo poteva girare solo una donna.
ROCK IN THE CITY PARTY
A tutto glam, dopo Mezzanotte, al Gamec Caffè, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, via San Tomaso, BG.
In collaborazione con Jim Barbosa e Clamotten from CLUB:INDEX
Ore 9,30
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Summer Madness (Tempo d’estate), Gb/Usa 1955, 100’, v.o. sott. it.
Il primo film internazionale di Lean, girato a Venezia (non da cartolina) con la star Katahrine Hepburn, nella parte di una matura americana in vacanza che si abbandona per la prima volta all’amore. Dialoghi raffinati, gran personaggio femminile.
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Madeleine (L’amore segreto di Madeleine), Gb 1950, 114’, v.o. sott. it.
Ancora un melodramma con Ann Todd (della quale Lean era innamorato), ambientato a Glasgow nel 1857 e ispirato a un caso di cronaca: una fanciulla della ricca borghesia fu processata con l’accusa di aver avvelenato l’amante che la ricattava.
Ore 15,00
EUROPE IN SHORTS
Vonaton (Sul treno) di Barnabás Tóth, Francia 2004, 11’, v.o. sott. it.
Due ragazzi si incontrano sul treno. Hanno le stesse radici ugro-finniche…
CINEMA ISLANDESE
101 Reykiavik di Baltasar Kormákur, 2000, 88’, v. o. sott. it.
Hlynur non fa niente tutto il giorno e passa la notte al pub. Sua mamma ama, ricambiata!, la maestra di flamenco, l’effervescente Victoria Abril. E anche Hlynur si mette nei guai con Lola (e la mette nei guai…). Freddo nordico e caldo mediterraneo. Dalla noia all’anarchia familiare. Una commedia senza inibizioni.
Ore 17,30
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Oliver Twist (Le avventure di Oliver Twist), Gb 1948, 114’, v.o. sott. it.
Notturno, il secondo adattamento da Dickens, ben presente a Roman Polanski che lo ha citato letteralmente. Al centro, la banda di ragazzini abbandonati che Fagin addestra al furto in una Londra sudicia e crudele. La prima grande maschera di Alec Guinness.
Ore 20,30
MOSTRA CONCORSO
Príbehy obycejného sílenství (Sottosopra) di Petr Zelenka, Rep. Ceca/Germania/Rep. Slovacca 2005, 107’, v.o. sott. it.
Petr lavora allo scalo merci dell’aeroporto di Praga. Non ha grandi orizzonti intorno a sé e neppure grandi obiettivi davanti. La ragazza l’ha lasciato per un tipo più grintoso e alla moda. Gente stramba, strani gusti sessuali. Eccentrica commedia sulla nuova Europa dell’Est senza più né capo né coda.
CINEMA ISLANDESE
Börn náttúrunnar (Figli della natura) di Friðrik Þór Friðriksson, 1991, 85’, v.o. sott. it.
I figli della natura sono Geiri e Stella che non vogliono sopravvivere all’ospizio. E allora via! Rubano una jeep e vanno a Nord, verso la terra dove hanno sempre vissuto. Il film islandese più visto dagli islandesi. Semplice e profondo, mite e forte, ribelle e pacifico. In una natura finalmente amica.
BRIT ROCK
Sid and Nancy di Alex Cox, Gb 1986, 112’, v.o. sott. it.
Amour fou, rock indiavolato e disperazione per la storia d’amore tra Sid Vicious, leader dei Sex Pistols, e Nancy Sprungen. Diretto dal marginale arrabbiato Alex Cox. Protagonisti: Gary Oldman e la musica dei Sex Pistols.
Ore 9,30
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Lawrence of Arabia (Lawrence d’Arabia), Gb/Usa 1962, 210’, v.o. sott. it.
Ancora 7 Oscar, con Kwai il capolavoro di Lean. Tratto dalle memorie di T. E. Lawrence, l’avventura di un ufficiale inglese che riesce a sollevare la nazione araba contro i turchi. Peter O’Toole è esplosivo, il deserto un miraggio irresistibile, la pazzia dietro l’angolo.
Ore 15,00
EUROPE IN SHORTS
Dešimt minuciu prieš Ikaro skrydi (Dieci minuti prima del volo di Icaro) di Arunas Matelis, Lituania 1990, 10', v.o. sott. it.
Ritratto di un sobborgo di Vilnius e dei suoi abitanti, una volta attraente ma ormai squallido. Un film sulla bellezza di un mondo che sta perdendo il suo splendore nell’indifferenza generale e sul sentimento di un risveglio che sta per arrivare. Una variazione moderna del mito di Icaro.
30 ANNI LAB 80
Midnight (La signora di mezzanotte) di Mitchell Leisen, Usa 1939, 94’, v.o. sott. it.
Una delle più belle commedie di tutti i tempi! Sofisticata, popolare, folle. Il tassista parigino-ungherese e l’americana senza un soldo. Il ricco aristocratico, la moglie civetta, l’aspirante amante… Sceneggiatura fenomenale di Wilder e Brackett. Voglia di saltare nella pappa reale con Claudette Colbert, Don Ameche, John Barrymore.
Ore 17,00
Intermezzo musicale con i “Titania”: Brit Rock dal vivo
BRIT ROCK
Tommy di Ken Russell, Gb 1975, 111’, v.o. sott.it.
Dall’opera rock degli Who, uno dei film migliori di Ken Russell, che rielabora l’esperienza pop con il suo feroce umorismo visionario. Culto di Marilyn e delirio consumistico, ascesa e caduta di un idolo rock interpretato da Roger Daltrey. Con Ann Margret, Oliver Reed, Elton John, Tina Turner, Eric Clapton, ecc.
Ore 20,30
OMAGGIO A ROBERT WISE
The Haunting (Gli invasati), Usa 1963, 112’, v.o. sott. it.
Uno studioso del paranormale e tre “sensitivi” in una casa stregata. Un viaggio nell’incubo: vero o creato da una mente malata? Un capolavoro dell’horror che “non mostra” ma terrorizza, fatto di ombre, stridii, boati, sussurri. A perdifiato verso la follia, ancora oggi insuperato.
GLAM-CERIMONIA DI PREMIAZIONE BFM 2006
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
Brief Encounter (Breve incontro), Gb 1945, 86’, v.o. sott. it.
Un capolavoro del cinema europeo dell’immediato dopoguerra: un uomo e una donna, entrambi sposati, si incontrano in una stazione di provincia, si innamorano, decidono di lasciarsi. Tutto in un flashback. Un mélo straziante, con le grandi interpretazioni di Trevor Howard e Celia Johnson.
OMAGGIO A ROBERT WISE
The Body Snatcher (La iena), Usa 1945, 78’, v. italiana
Un classico della Rko. Tratto da un racconto di Stevenson sul caso del dottor Knox e dei ladri di cadaveri Burke e Hare, che sconvolse Edimburgo nel 1831. Incubi gotici e umanità, scienza e magia, con due “mostri” sacri: Boris Karloff e Bela Lugosi.
Ore 9,30
RETROSPETTIVA DAVID LEAN
A Passage to India (Passaggio in India), Gb 1984, 163’, v. italiana
L’ultimo film di Lean, dopo una lunga assenza, da cui inizia la sua rivalutazione critica. Dal romanzo di Forster, ancora uno scontro tra culture, ragione contro sensualità, controllo contro sperdimento. Un grande personaggio femminile, Judy Davis, un’India autentica, la fine dell’Impero.
Ore 15,15
OMAGGIO A ROBERT WISE
Blood on the Moon (Sangue sulla luna), Usa 1948, 88’, v. italiana
Western sui generis, toccato dal noir e dal sadismo. Robert Mitchum sta invecchiando e accetta un incarico bastardo dal vecchio amico Robert Preston. Fotografia allusiva, disperazione, erotismo.
Ore 17,30
CINEMA ISLANDESE
Hafið (Il mare) di Baltasar Kormákur, 2002, 109’, v. italiana
Þórður è il padrone di una fabbrica per la lavorazione del pesce e il patriarca della famiglia. Magagne e peccati, colpe e perversioni, vendette, soldi, potere, sesso. Tutti insieme appassionatamente per farsi del male. Un Re Lear con troppi fool in giro. E un misterioso montone nero.
Ore 20,30
BRIT ROCK
Velvet Goldmine di Todd Haines, Gb/Usa 1998, 124’, v.o. sott. it.
Ispirato alla storia di David Bowie e di Iggy Pop, un balzo all’indietro negli anni del glam rock, musica, travestimento, dandysmo. Straordinari Ewan McGregor e Jonathan Rhys Meyers. E la miglior colonna musicale degli ultimi dieci anni.
Rose Camune
I film della Mostra Concorso partecipano all’assegnazione delle Rose Camune d’oro, d’argento e di bronzo. I riconoscimenti andranno ai film che avranno ottenuto i migliori punteggi nelle votazioni espresse da tutti gli spettatori. Le schede sono consegnate all’inizio della proiezione e ritirate alla fine.
I film in versione originale sono sottotitolati in italiano.
Il programma potrà essere soggetto a variazioni.
Per sconti sul parcheggio di Piazza Libertà rivolgersi al personale dell’Auditorium.